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Dare corpo al passato, nominarlo nel presente, conoscere
il futuro, è un’ipotesi fantasiosa, una folklorica
superstizione, oppure una reale prospettiva? Può la
divinazione svelarci con i giochi della ricombinazione ciò
che da sempre l’uomo desidera conoscere?
L’ENIGMA
DELLA VITA

Anticamente sotto l’enigma il profeta e la sibilla “posseduti
dagli dei” annunciavano il mistero, l’inesprimibile, il cui
significato ed interpretazione erano giudicati sacri; ed infatti
solo i sacerdoti ne erano gli interpreti.
Notissima fu la famosa sacerdotessa che portava il nome
di Pizia o Pitonessa, interprete dell’oracolo di Delfi. Altre
profetesse, chiamate comunemente sibille, furono in seguito
autorizzate alle sacre interpretazioni. La più antica
fu Cassandra (Eschilo – Agamennone); la più celebre
quella di Cuma ( Virgilio , Eneide VI) .
Ricordiamo la Pitonessa di Endor, poi la nota sibilla Eritrea,
la quale predisse ai Greci che avrebbero preso e bruciato
la città di Priamo, poi la Sibilla Cimeria o Italica,
la Sibilla Cumana, detta dagli storici Amaltea, Erofile o
Demofile, che avrebbe dato a Tarquinio Prisco i famosi “Libri
sibillini”, la Sibilla Caldea o Persiana che, secondo S.Giustino,
era la figlia dello storico Berosio, il che fa supporre che
nei libri sibillini siano contenute cognizioni delle arcaiche
tradizioni mesopotamiche; ed ancora abbiamo la Sibilla Frigia,
che abitava a Tibu o Tivoli, ed infine la Sibilla Albunea
o Tiburtina che proferiva i suoi oracoli sul Teverone, senza
peraltro dimenticare che, nell’antica Roma, era venerata dall’11
al 15 gennaio la dea Carmenta, madre di Evandro, così
chiamata perché aveva il dono di “cantare il futuro”
(carmina), in virtù del quale predisse, prima dell’avvento
di Enea, la futura grandezza e potenza di Roma.
Ma oggigiorno, per entrare nel mondo affascinante del mistero,
non è necessario avere una civetta sulla spalla sinistra,
oppure tenere appisolato sulle ginocchia un gatto nero, sinonimi
di potere occulto, come spesso i disegnatori satirici ci presentano
la pitonessa di turno, da loro trasformata con un semplice
segno di matita, in oggetto di riso e di scherno. >>
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