ASTERCENTER

di Fernanda Nosenzo Spagnolo

L'emiro Usama Ibn Monquidh racconta che, trovandosi nella moschea di Al Aqsa a Gerusalemme in un pomeriggio dell'anno 1140, mentre stava recitando le preghiere fu aggredito da un guerriero franco che voleva cacciarlo dall'edificio.

Nella moschea in quel tempo alloggiavano i Templari, i quali consentivano ai mussulmani di praticare le loro devozioni giornaliere. Vedendo la scena, due Templari si precipitarono in soccorso del vecchio Usama e si scusarono con lui.

Come tutti i crociati che periodicamente arrivavano in Terra Santa, quel soldato franco non conosceva gli usi e la mentalità locale, non sapeva che in Terra Santa si era stabilito un delicato equilibrio politico, e che una relativa tolleranza vigeva tra i cristiani e gli islamici.

Dentro i labili confini del cosiddetto Regno Latino di Gerusalemme, i cristiani si sentivano anch'essi orientali. Inoltre, il re gerosolimitano Folco e i Templari, avevano buoni motivi per considerare loro amico il vecchio emiro Usama.

Ma che gente erano, in effetti, gli abitanti del regno nato dalla prima crociata e che, intorno al 1140, si estendeva su Gerusalemme e Antiochia, Tripoli di Siria e Giaffa, da Edessa e San Giovanni d'Acri, in pratica su tutta la fascia costiera degli attuali stati di Libano e di Israele?

Precisiamo subito che erano “latini” per modo di dire. Il ceppo indigeno era costituito da greci, armeni e siriani, discendenti dei primi popoli convertiti al cristianesimo dalla predicazione degli apostoli.

Su questa massa eterogenea, cristiana secondo il dogma dell'Impero di Bisanzio, si era in seguito abbattuta l'invasione degli Arabi.

Dall'Europa i pellegrini andavano a visitare il Santo Sepolcro nella “città santa” di Gerusalemme, ma se è vero che la prima crociata fu causata dal brutale fanatismo dei Turchi succeduti agli Arabi nel dominio della Palestina, non è esatto dire che i musulmani si fossero sempre dimostrati larghi di vedute nei confronti delle popolazioni cristiane dei luoghi.

Per i cristiani, nativi o pellegrini, l'epoca migliore era coincisa con il califfato di Harun Ar Rashid, presente in Terra Santa negli anni in cui in Europa Carlo Magno stava creando un nuovo impero. Successivamente, nel 976, l'imperatore bizantino Giovanni Zimisces aveva intrapreso una spedizione militare contro i musulmani di Palestina, che andrebbe considerata una sorta di crociata ante litteram.

Nel 1008 il califfo arabo Hakem Ibn Amr aveva addirittura ordinato la distruzione del Santo Sepolcro, restaurato dai cristiani alla meno peggio dopo una ventina d'anni.

Comunque sembra vero che i musulmani, malgrado i cambiamenti d'umore, erano stati più liberali dei Turchi giunti in Palestina verso il 1060.

Come è risaputo, i cristiani si erano poi vendicati nel 1099 con lo spaventoso massacro effettuato dai crociati agli ordini di Goffredo di Buglione durante la presa di Gerusalemme.

Poco nota alla storia è la tormentata esistenza del Regno Latino di Gerusalemme, che gli storici francesi hanno chiamato con enfasi “regno franco”, in quanto dalla Francia era venuta la maggior parte dei guerrieri stabilitisi in Medio Oriente.

Eredi di Carlo Magno, e come tali paladini della cristianità, i franchi si sentivano in diritto e in dovere di tutelare in modo particolare la Terra Santa, malgrado la presenza  di uomini arrivati anche dall'Italia e dalla Germania, dalla Spagna e dall'Inghilterra e perfino dai territori della Mittel Europa.

Gli europei rimasti in Palestina dopo la prima crociata si erano mescolati con la popolazione locale dando origine ad una mescolanza etnica molto particolare. A loro volta i nativi avevano subito l'influsso della civiltà araba, così che il Regno Latino di Gerusalemme aveva preso una fisionomia più orientale che europea.

Minacciato da ogni parte dai Turchi ansiosi di rivincite, il regno presentava due grandi debolezze. La prima era dovuta all'ingordigia dei conquistatori che, essendosi spartiti il territorio in tante contee e principati, cercavano di sopraffarsi a vicenda.

La seconda era dovuta all'insufficienza numerica dei difensori, in cerca di un continuo apporto di braccia valide dall'Europa.

Per loro fortuna, anche i Turchi erano divisi in califfati e in dinastie rivali; ciò ristabiliva un poco l'equilibrio societario e delle forze in campo.

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