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Le rovine della antica città di Festo
si possono osservare nell’isola di Creta. Sono
situati su un’altura alla sinistra del fiume Hieropotamos,
l’antico Leteo, che scorre nella pianura di Messarà
situata nella parte meridionale dell’isola.

Festo fu una importante e potente città
d’epoca minoica. Abitata sin dall’era neolitica, ebbe
il massimo sviluppo durante la prima metà del
secondo millennio avanti Cristo.
La posizione privilegiata che univa il suo porto
naturale, Komòs, alla città di
Cnosso, consentiva agli abitanti di svolgere
il commercio che fioriva tra l’isola, l’Egitto e le
coste del Medio Oriente.

I ruderi esistenti furono identificati con sicurezza
nel 1850, sebbene gli scavi organizzati ebbero inizio
soltanto nel 1900. Scavi che hanno consentito di portare
alla luce reperti antichissimi, ora conservati al
Museo Archeologico di Candia, il cosiddetto
”Iraklion”. Tra questi, il famoso “disco”
di cui diremo.

E’ interessante il fatto che sulla sommità
della collina di Haghia Photini, dove sono
le vestigia della città, sono stati individuati
resti sovrapposti di quattro palazzi d’epoca minoica,
ciascuno dei quali sigillato, dopo la distruzione,
da uno strato di calcestruzzo, che serviva per le
fondamenta del palazzo successivo.
I primi tre edifici sono databili al 2000-1700
avanti Cristo, dell’ultimo invece rimane soltanto
un ampio cortile lastricato, un colonnato e uno spiazzo
con ingresso monumentale e una gradinata posta ad
occidente, richiamo di studiosi e di turisti che visitano
il sito archeologico.

Il palazzo rimasto in superficie, che dovrebbe
essere stato distrutto da un incendio intorno al 1400
della antica èra, è curiosamente disposto
a terrazze di livello differente, unite con scalinate
e disposto appunto attorno al cortile centrale dove
è probabile che si svolgessero cerimonie religiose.
Altre attrazioni turistiche del palazzo
di Festo sono alcune sale, verosimilmente di
rappresentanza, e gli appartamenti dei sovrani caratterizzati
da sale aperte su cortili con portici.

Intorno al palazzo si estendevano, scendendo
lungo i pendii di Haghia Photini, le agitazioni
della popolazione, che risultano essere coeve all’ultimo
palazzo.
Tuttavia soltanto nel terzo secolo prima
di Cristo furono costruite le mura difensive di Festo,
cosa che non preservò la città dall’entrare
nell’orbita politica, ed essere successivamente sottomessa,
dalla città di Gortina.

In periodo ellenistico Festo iniziò
inesorabilmente la propria decadenza.
Venne colonizzata dai Bizantini i quali,
se da un lato la soggiogarono politicamente e sotto
il profilo amministrativo, dall’altro colmarono la
città di opere artistiche di grande pregio.
Le
più significative e interessanti, esistenti
tuttavia già precedentemente al periodo bizantino,
sono le ceramiche policrome, decorate con il
specifico stilema detto “di Kamarés”
(dal nome della grotta dove sono stati rinvenuti per
la prima volta oggetti in ceramica).
Le ceramiche di Festo costituiscono
un bene archeologico insostituibile nello sviluppo
dell’espressioni artistiche umane.
Nella maggioranza dei casi appartengono alla
cultura artistica chiamata “micenea”, oppure minoica,
da Minosse, il mitico sovrano dell’isola di
Creta.
Queste forme di arte è antichissima:
si sviluppò nell’isola del mare Egeo e in alcune
zone della Grecia continentale a partire dal terzo
millennio prima di Cristo.
Il dato più appariscente è
l’originalità di queste forme d’arte, sviluppate
soprattutto nelle ceramiche, rispetto alle culture
limitrofe mediorientale ed egizia.
Durante
il periodo minoico i vasi artistici furono sostanzialmente
di tre tipi: uno a "pyrgos" consistente
in vasi stralucidi grigi a forma di calice, uno “haghias
onuphrios" con decorazioni in colore rosso
o bruno su fondo naturale, infine una ceramica decorata
con figure bianche su fondo nero.
Struttura del tutto originale dell’arte micenea,
sono però i teatri edificati sia a Festo che
a Cnosso.
Le costruzioni consistono in una gradinata
divisa in due ali che si incontrano ad angolo retto
nel punto in cui era situato il posto riservato ai
signori dell’isola, e in uno spazio laterale destinato
agli spettatori. La complessità di queste costruzioni
è stata osservata come una sorta di schematizzazione
dell’idea di labirinto.
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