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 di Fernanda Nosenzo Spagnolo

Le rovine della antica città di Festo si possono osservare nell’isola di Creta. Sono situati su un’altura alla sinistra del fiume Hieropotamos, l’antico Leteo, che scorre nella pianura di Messarà situata nella parte meridionale dell’isola.

Festo fu una importante e potente città d’epoca minoica. Abitata sin dall’era neolitica, ebbe il massimo sviluppo durante la prima metà del secondo millennio avanti Cristo.

La posizione privilegiata che univa il suo porto naturale, Komòs, alla città di Cnosso, consentiva agli abitanti di svolgere il commercio che fioriva tra l’isola, l’Egitto e le coste del Medio Oriente.

Cnosso

I ruderi esistenti furono identificati con sicurezza nel 1850, sebbene gli scavi organizzati ebbero inizio soltanto nel 1900. Scavi che hanno consentito di portare alla luce reperti antichissimi, ora conservati al Museo Archeologico di Candia, il cosiddetto ”Iraklion”. Tra questi, il famoso “disco” di cui diremo.

E’ interessante il fatto che sulla sommità della collina di Haghia Photini, dove sono le vestigia della città, sono stati individuati resti sovrapposti di quattro palazzi d’epoca minoica, ciascuno dei quali sigillato, dopo la distruzione, da uno strato di calcestruzzo, che serviva per le fondamenta del palazzo successivo.

I primi tre edifici sono databili al 2000-1700 avanti Cristo, dell’ultimo invece rimane soltanto un ampio cortile lastricato, un colonnato e uno spiazzo con ingresso monumentale e una gradinata posta ad occidente, richiamo di studiosi e di turisti che visitano il sito archeologico.

 Il palazzo rimasto in superficie, che dovrebbe essere stato distrutto da un incendio intorno al 1400 della antica èra, è curiosamente disposto a terrazze di livello differente, unite con scalinate e disposto appunto attorno al cortile centrale dove è probabile che si svolgessero cerimonie religiose.

 Altre attrazioni turistiche del palazzo di Festo sono alcune sale, verosimilmente  di rappresentanza, e gli appartamenti dei sovrani caratterizzati da sale aperte su cortili con portici.

palazzo di Festo

 Intorno al palazzo si estendevano, scendendo lungo i pendii di Haghia Photini, le agitazioni della popolazione, che risultano essere coeve all’ultimo palazzo.

 Tuttavia soltanto nel terzo secolo prima di Cristo furono costruite le mura difensive di Festo, cosa che non preservò la città dall’entrare nell’orbita politica, ed essere successivamente sottomessa, dalla città di Gortina.

 In periodo ellenistico Festo iniziò inesorabilmente la propria decadenza.

 Venne colonizzata dai Bizantini i quali, se da un lato la soggiogarono politicamente e sotto il profilo amministrativo, dall’altro colmarono la città di opere artistiche di grande pregio.

 Le più significative e interessanti, esistenti tuttavia già precedentemente al periodo bizantino, sono le ceramiche policrome, decorate con il specifico stilema detto “di Kamarés” (dal nome della grotta dove sono stati rinvenuti per la prima volta oggetti in ceramica).

 Le ceramiche di Festo costituiscono un bene archeologico insostituibile nello sviluppo dell’espressioni artistiche umane.

 Nella maggioranza dei casi appartengono alla cultura artistica chiamata “micenea”, oppure minoica, da Minosse, il mitico sovrano dell’isola di Creta.

 Queste forme di arte è antichissima: si sviluppò nell’isola del mare Egeo e in alcune zone della Grecia continentale a partire dal terzo millennio prima di Cristo.

 Il dato più appariscente è l’originalità di queste forme d’arte, sviluppate soprattutto nelle ceramiche, rispetto alle culture limitrofe mediorientale ed egizia.

 Durante il periodo minoico i vasi artistici furono sostanzialmente di tre tipi: uno a "pyrgos" consistente in vasi stralucidi grigi a forma di calice, uno “haghias onuphrios" con decorazioni in colore rosso o bruno su fondo naturale, infine una ceramica decorata con figure bianche su fondo nero.

 Struttura del tutto originale dell’arte micenea, sono però i teatri edificati sia a Festo che a Cnosso.

 Le costruzioni consistono in una gradinata divisa in due ali che si incontrano ad angolo retto nel punto in cui era situato il posto riservato ai signori dell’isola, e in uno spazio laterale destinato agli spettatori. La complessità di queste costruzioni è stata osservata come una sorta di schematizzazione dell’idea di labirinto.

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