Le SS non dimenticarono in alcuna occasione il ruolo di guardiani del patrimonio culturale, storico e mitologico, delle antiche popolazioni germaniche. Erano schierate per celebrare il lavoro e la cultura alle feste naziste, come in quella del raccolto o del sole, travestiti da guerrieri d'Arminio per sfilare davanti ad un carro che trasportava la ruota del sole.

Era elevato l'interesse delle SS per gli scavi archeologici e per tutto quello che concerneva l'ereditarietà.

Per la cultura nazionalsocialista, infatti, il passato indicava la strada del presente e del futuro. Era d'obbligo quindi avere un interesse "vitale” per i ricordi lasciati dagli antenati, identificati nelle figure storiche delle popolazioni germane antecedenti l'evangelizzazione cristiana.

L'esaltazione continua del passato portò all'adesione all'Ordine Nero di molti studiosi di storia tedeschi e stranieri.

Le parti essenziali della attività di un SS era senza dubbio la costituzione di un proprio nucleo famigliare, e la celebrazione di specifiche liturgie. Sposarsi era un dovere sacro così come lo era una abbondante proliferazione, dato che la famiglia costituiva l'avvenire dell'intera organizzazione.

Durante la guerra le SS pubblicarono cinque numeri di un periodico chiamato Die Feier (le feste) con la volontà di sostituire il calendario cristiano con un calendario germanico. Il ricorso alla liturgia usuale era chiaro.

Le feste più onorate erano il genetliaco di Hitler, la festa dei raccolti e le ricorrenze astronomiche dei solstizi.

Anche i nomi e i prenomi d'origine ebraica (o non ariani) dovevano essere banditi dalla collettività tedesca, mentre i figli dei membri delle SS dovevano portare nomi dalla inconfondibile radice germanica.

Mano a mano che gli effettivi delle SS crescevano, si rendeva necessaria la formazione di nuovi quadri dirigenti.

Furono costruite le prime scuole di comando nelle città di Bad Toelz e di Braunschweig, dalle quali uscivano oltre quattrocento ufficiali all'anno che raggiungevano le formazioni militarizzate.

Gli ufficiali più capaci avevano frequentemente accesso ai tre ordernsburger (castelli dell'ordine) tedeschi, che formavano i quadri del Terzo Reich in tutte le discipline sociali con caratteristiche di scuola d'istruzione superiore e di amministrazione nazionale.

Dopo la conquista del potere da parte dei nazionalsocialisti, Himmler fece riadattare il castello di Wewelsburg e ne fece un centro di quadri dirigenti dell'Ordine Nero.

Il maniero si elevava sulle colline montagnose di Pederbor, in Westfalia, ed aveva le caratteristiche della sede di stato maggiore militare e del ritiro spirituale insieme. A Wewelsburg, nido delle SS, tutto ruotava intorno alla simbologia e alla leggenda dei cavalieri della Tavola Rotonda.

Qui i riti, le cerimonie e le conversazioni, il segreto dell'Ordine Nero è ancora nascosto, irraggiungibile come il vagheggiato tesoro dei Nibelunghi.


 

Il mito di un salvatore che avrebbe rigenerato l'umanità, assicurando la preminenza delle popolazioni germaniche, ha spesso incontrato un'ampia eco nella cultura tedesca nel corso dei secoli. Hitler ed Himmler ne hanno utilizzato il mito per rafforzare il loro potere e la fiducia in se stesso del popolo tedesco, nonché per esaltare le SS, i loro scopi e i loro metodi.

Si alludeva anche alla potenza sotterranea della Santa Vehme, una delle società segrete di cui organizzazione e scopi non sono stati ancora precisamente rivelati in tempi moderni, ma si è sospettato che la Santa Vehme fosse intervenuta in varie circostanze importanti della storia tedesca contemporanea.

Nella primavera del 1933 veniva proiettato il film in due episodi "Federicus rex”, in cui il grande attore tedesco Otto Gebuehr faceva la parte di Federico II il Grande.

Nell'opera, come in altre storiche che la seguirono, era lodato il sovrano, destinato a rovesciare la monarchia francese ed il papato, inoltre egli avrebbe, nella finzione scenica, schiacciato completamente e definitivamente gli ebrei e con essi sterminato l'indegno clero cattolico e gli avidi mercanti della religione.

La pellicola fece molto presa nell'opinione pubblica tedesca, piacque ad Hitler ed al suo entourage, e costituì un ulteriore modello di ispirazione per le SS.

C'è da dire che verso il 1510 un manifesto fatto circolare nelle corti nobiliari tedesche, composto da un anonimo redattore chiamato successivamente "il rivoluzionario dell'Alto Reno”, sottolineava il mito della comparsa sulla terra del salvatore del popolo tedesco.

Il manifesto si ispirava al "Libro dei cento capitoli”, il quale prefigurava in modo straordinario i temi fondamentali della futura mitologia politica delle SS e della propaganda hitleriana.

Prima dell'avvento del messia germanico, dell' "imperatore degli ultimi giorni”, doveva arrivare il tempo del terrore e dello sterminio.

I contenuti profetici sono evidenti, in considerazione di quanto fece Hitler nel corso del secondo conflitto mondiale, anzi il dittatore prese le vesti di questo mitico personaggio per la sua follia di eliminare a suo modo il peccato massacrando peccatori al fine di volere purificare e rigenerare il mondo.

Di elementi mitologici ce ne erano diversi. Per esempio, quello che voleva il salvatore dei tedeschi aver avuto inizialmente bassa estrazione sociale (Hitler era stato un imbianchino), fatto che la cultura delle SS prese alla lettera.

Il manifesto del sedicesimo secolo prevedeva che duemilatrecento nemici dell'Uomo della "Foresta Nera” (altra denominazione con cui fu identificato il messia germanico) dovevano essere sterminati ogni giorno, per quattro anni e sei mesi  consecutivi.

Il testo in questione consigliava anche di bruciare i figli illegittimi degli ecclesiastici e delle loro concubine.

Il manifesto del 1510, inoltre, prendeva di mira il diritto romano e quello canonico, in quanto entrambi disgregatori dell'antica fratellanza germanica originata dallo stesso Adamo.

Tuttavia molto tempo prima dello scritto del rivoluzionario dell'Alto Reno, precisamente nel 1260, il monaco bavarese Arnoldo aveva composto un testo in onore di un vendicatore dei Germani, il quale avrebbe dovuto infliggere alla Chiesa di Roma un castigo esemplare.

Anche i monaci di Gioacchino da Fiore, i gioachimiti, avevano riposto le loro speranze nell'avvento di un ordine politico e religioso nuovo, che il pensiero postumo degli intellettuali delle SS non mancarono di identificare con l'imperatore svevo Federico II di Hohenstaufen, ovvero con il novo dux delle antiche profezie.

Figura di imperatore illuminato e intellettuale, persona intelligente e coraggiosa, crudele con i nemici ma sostanzialmente affabile, Federico di Svevia aveva condotto aspre battaglie contro il papato di Roma. Scomunicato dai pontefici più volte, aveva spogliato il clero di molti privilegi e beni.

La sua immagine colpì l'Ordine Nero facendone un precursore in politica e in diplomazia.

Proprio nel periodo di auge del nazismo, in Europa cominciarono a diffondersi le antiche leggende riguardo Federico II.

Una fra tutte, quella della sua presunta morte. Si lasciò intendere che l'imperatore svevo non fosse morto nel 1250 a Castelfiorentino, in Puglia, ma che si fosse volontariamente allontanato dal mondo seguendo i consigli del suo astrologo.

Un'altra tradizione popolare sosteneva che Federico, come già avrebbe fatto il mitico re Artù, si fosse gettato nel cratere dell'Etna, in attesa di risorgere dalle ceneri qualora le sorti del mondo lo avrebbero richiesto.

Il mito dell'imperatore "dormiente” nelle viscere del vulcano, affascinò per secoli le generazioni dei tedeschi.

Se ne annunciò l'arrivo alla fine del secolo XVI. Il sovrano salvatore del pangermanesimo avrebbe portato con se tre cose: una veste incombustibile, l'elisir dell'immortalità e un anello incantato. Tutti oggetti simbolici, magici, vagheggiati nella cultura dell'Ordine Nero.

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ORIENTAMENTI BIBLIOGRAFICI

 Nota Bene: per la stesura del presente lavoro ci siamo avvalsi di numerosi articoli tratti da riviste specifiche: "Historia”, "Medioevo”, "Il Giornale dei Misteri”, "Arcana”, "Hera” ed altre.

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