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Indubbiamente sono state le SA
(reparti d'assalto)
che hanno favorito Hitler nell'ascesa al potere.
Ma sono state le SS che, prese in mano da Heinrich
Himmler nel 1929 e liberate da ogni tutela nel
1934 dopo la “notte dei lunghi
coltelli” divennero a poco a poco l'incarnazione
dell'ideologia nazista e della fedeltà
al fuehrer.
Le Schutz Staffeln
(squadre di protezione) credevano di portare in
sé i germi di un mondo nuovo. Questi uomini
si erano sempre battuti nelle piazze dalla loro
creazione, avvenuta nel 1922, ed Hitler aveva
affidato alla loro difesa il blutfhane,
ovvero il vessillo insanguinato del putsch di
Monaco (9 novembre 1923), nel quale sedici nazisti
avevano trovato la morte.
In mezzo alle zuffe ed agli intrighi, le SS
avevano fama di agire in silenzio, credendo alla
loro missione, quella di diventare l'aristocrazia
della Germania dopo essere state l'élite
del partito nazionalsocialista.
Le SS costituivano una formazione militare
nazista composta da uomini di razza germanica
e formanti una comunità fedele alle origini
etniche, e nel corso degli anni divennero uno
stato nello stato su basi totalitarie.
La loro organizzazione non cessò mai
di modificarsi: mano a mano che gli effettivi
aumentavano e che gli impegni si moltiplicavano,
diventava sempre più complessa.

Nate inizialmente come gruppo (280 elementi)
di guardie del corpo di Hitler, divennero gradatamente
una milizia e quindi un'autentica armata nel 1940
(910 mila unità combattenti) con la denominazione
di “Waffen SS”
ed “Allgemeine SS”,
composta da quarantacinque divisioni adibite ai
compiti più diversi, insomma, dalle originarie
mansioni politiche e di servizio d'ordine, le
SS divennero un'organizzazione militare, poliziesca
e religiosa, ovvero la forma contemporanea di
un Ordine: affondava le radici nella spiritualità
germanica del passato e, al tempo stesso, utilizzava
le tecniche più moderne di logistica.
Nel nome della Germania e del loro fuehrer,
gli uomini delle SS uccisero spietatamente ed
altrettanto ferocemente furono sterminati.
La vocazione di dare e di ricevere morte era
sintetizzata nel colore nero della loro divisa
e dal piccolo teschio d'argento con cui si fregiavano
il berretto. Diventarono, nell'immaginario collettivo
di allora, come di adesso, il simbolo del male
e dell'orrore.
Convinti dell'importanza essenziale della superiorità
della popolazione germanica, le SS fecero le più
truci azioni per proteggere e per moltiplicare
chi ne erano i portatori.

Dal
1929, data della fondazione ufficiale dell'"Ordine
Nero”, il capo supremo Heinrich Himmler
fece reclutare giovani elementi che avevano già
servito la Germania durante la prima guerra mondiale.
Costoro erano tornati dal fronte con l'amarezza
della disfatta e la nostalgia per la vita pericolosa.
Avevano per anni frequentato i “corpi
franchi” prima di scoprire il nazionalsocialismo
che offriva loro la possibilità di formare
veri soldati. Tuttavia una nuova generazione era
intanto comparsa sulla scena politica, una generazione
fremente di menare le mani nelle piazze contro
i bolscevichi (specialmente attivi in Sassonia
ed in Turingia), forieri di una guerra civile
larvata e strisciante. Questa massa di giovani
costituì senz'altro il sostrato umano cui
attinsero a piene mano i reclutatori.
Altra fonte di nuovi elementi fu costituita
dai contadini, dalla borghesia e da coloro che
erano passati per la Hitlerjugend
(gioventù hitleriana).
L'Ordine Nero attirò anche gran parte
della vecchia nobiltà prussiana ed il principe
Hans Hohenzollern Ermdem
che con altri aristocratici raggiunse i più
alti gradi dell'organizzazione, ne costituì
un esempio significativo.
La notte successiva al giuramento, il nuovo
membro riceveva il pugnale. Gli venivano attaccate
due “s” d'argento, di foggia runica, SS, sul collo
della divisa nera. Da quel momento aveva l'obbligo
di difendere la Germania, il fuehrer ed il proprio
onore, anche con il sacrificio della morte: “il
mio onore si chiama fedeltà”
era il motto delle SS.
L'uniforme
era elegantissima, ma funerea e fatta appositamente
per impressionare.
Coloro che la portavano, specialmente gli ufficiali,
avevano la sensazione di fare ormai parte di una
casta speciale. La indossavano come un cavaliere
medioevale indossava l'armatura.
Ogni elemento delle SS doveva incarnare l'Ordine
Nero, e poco interessava ciò che la gente
poteva pensare di lui.
Doveva incarnare la verità e combatteva
per essa solo contro tutti, se necessario, con
obbedienza e con orgoglio.
Anche se le SS formavano un tutto, tuttavia
ciascun elemento era depositario della totalità
dell'Ordine.
La natura stessa dell'organizzazione SS, che
condusse successivamente tanti suoi membri davanti
ai tribunali alleati, si evinse che fosse basata
sulla convinzione, quasi messianica di ogni membro,
che avrebbe dovuto difendere il popolo tedesco.
Questa persuasione veniva impressa nella mente
di ognuno durante il lungo ed estenuante periodo
di addestramento, sia alla truppa che agli ufficiali.
Come in ogni religione, esistevano nelle SS
delle “virtù cardinali”.
Esse formavano per gli uomini dell'Ordine Nero
una trilogia indissociabile: fedeltà,
obbedienza e coraggio.
La fedeltà doveva essere la più
ascoltata, ed insieme ad essa giocava un ruolo
importantissimo la parola data, che era considerata
sacra sia in tempo di pace che di guerra,
sanzionata soltanto da una stretta di mano. L'obbedienza
era la conseguenza della fedeltà.
Gli ordini emanati dai superiori dovevano essere
eseguiti non soltanto alla lettera, ma anche nello
spirito. Nessuno poteva rifiutarsi di attuarli,
soltanto chiedere di esserne esentato per motivi
eccezionali.
Quando
si parlava di coraggio, Himmler lo poneva al terzo
posto, giacché le SS già erano addestrate
ad averne, in considerazione che l'appartenente
era un volontario, e come tale aveva scelto liberamente
di far parte dell'Ordine Nero: la disciplina gli
derivava soltanto da se stesso.
Fino all'età di cinquanta anni ogni
membro delle SS ogni anno doveva sottoporsi ad
un esame sportivo per accertarne le attitudini
fisiche, prova che generalmente era tenuta nel
giorno del solstizio d'estate, festività
pagana tenuta in grande considerazione. Soprattutto,
grande importanza per la salute corporea era considerata
la marcia.
Per tutta la durata del regime nazista la Germania
ha vissuto al ritmo delle colonne di soldati in
marcia. Erano tornati i lanzichenecchi, che sentivano
la marcia come una mistica guerriera.
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