di Fernanda Nosenzo Spagnolo

 

 

Indubbiamente sono state le SA (reparti d'assalto) che hanno favorito Hitler nell'ascesa al potere. Ma sono state le SS che, prese in mano da Heinrich Himmler nel 1929 e liberate da ogni tutela nel 1934 dopo la “notte dei lunghi coltelli” divennero a poco a poco l'incarnazione dell'ideologia nazista e della fedeltà al fuehrer.

Le Schutz Staffeln (squadre di protezione) credevano di portare in sé i germi di un mondo nuovo. Questi uomini si erano sempre battuti nelle piazze dalla loro creazione, avvenuta nel 1922, ed Hitler aveva affidato alla loro difesa il blutfhane, ovvero il vessillo insanguinato del putsch di Monaco (9 novembre 1923), nel quale sedici nazisti avevano trovato la morte.

In mezzo alle zuffe ed agli intrighi, le SS avevano fama di agire in silenzio, credendo alla loro missione, quella di diventare l'aristocrazia della Germania dopo essere state l'élite del partito nazionalsocialista.

Le SS costituivano una formazione militare nazista composta da uomini di razza germanica e formanti una comunità fedele alle origini etniche, e nel corso degli anni divennero uno stato nello stato su basi totalitarie.

La loro organizzazione non cessò mai di modificarsi: mano a mano che gli effettivi aumentavano e che gli impegni si moltiplicavano, diventava sempre più complessa.

Nate inizialmente come gruppo (280 elementi) di guardie del corpo di Hitler, divennero gradatamente una milizia e quindi un'autentica armata nel 1940 (910 mila unità combattenti) con la denominazione di “Waffen SS” ed “Allgemeine SS”, composta da quarantacinque divisioni adibite ai compiti più diversi, insomma, dalle originarie mansioni politiche e di servizio d'ordine, le SS divennero un'organizzazione militare, poliziesca e religiosa, ovvero la forma contemporanea di un Ordine: affondava le radici nella spiritualità germanica del passato e, al tempo stesso, utilizzava le tecniche più moderne di logistica.

Nel nome della Germania e del loro fuehrer, gli uomini delle SS uccisero spietatamente ed altrettanto ferocemente furono sterminati.

La vocazione di dare e di ricevere morte era sintetizzata nel colore nero della loro divisa e dal piccolo teschio d'argento con cui si fregiavano il berretto. Diventarono, nell'immaginario collettivo di allora, come di adesso, il simbolo del male e dell'orrore.

Convinti dell'importanza essenziale della superiorità della popolazione germanica, le SS fecero le più truci azioni per proteggere e per moltiplicare chi ne erano i portatori.


 

 

Dal 1929, data della fondazione ufficiale dell'"Ordine Nero”, il capo supremo Heinrich Himmler fece reclutare giovani elementi che avevano già servito la Germania durante la prima guerra mondiale.

Costoro erano tornati dal fronte con l'amarezza della disfatta e la nostalgia per la vita pericolosa. Avevano per anni frequentato i “corpi franchi” prima di scoprire il nazionalsocialismo che offriva loro la possibilità di formare veri soldati. Tuttavia una nuova generazione era intanto comparsa sulla scena politica, una generazione fremente di menare le mani nelle piazze contro i bolscevichi (specialmente attivi in Sassonia ed in Turingia), forieri di una guerra civile larvata e strisciante. Questa massa di giovani costituì senz'altro il sostrato umano cui attinsero a piene mano i reclutatori.

Altra fonte di nuovi elementi fu costituita dai contadini, dalla borghesia e da coloro che erano passati per la Hitlerjugend (gioventù hitleriana).

L'Ordine Nero attirò anche gran parte della vecchia nobiltà prussiana ed il principe Hans Hohenzollern Ermdem che con altri aristocratici raggiunse i più alti gradi dell'organizzazione, ne costituì un esempio significativo.

La notte successiva al giuramento, il nuovo membro riceveva il pugnale. Gli venivano attaccate due “s” d'argento, di foggia runica, SS, sul collo della divisa nera. Da quel momento aveva l'obbligo di difendere la Germania, il fuehrer ed il proprio onore, anche con il sacrificio della morte: “il mio onore si chiama fedeltà” era il motto delle SS.

L'uniforme era elegantissima, ma funerea e fatta appositamente per impressionare.

Coloro che la portavano, specialmente gli ufficiali, avevano la sensazione di fare ormai parte di una casta speciale. La indossavano come un cavaliere medioevale indossava l'armatura.

Ogni elemento delle SS doveva incarnare l'Ordine Nero, e poco interessava ciò che la gente poteva pensare di lui.

Doveva incarnare la verità e combatteva per essa solo contro tutti, se necessario, con obbedienza e con orgoglio.

Anche se le SS formavano un tutto, tuttavia ciascun elemento era depositario della totalità dell'Ordine.

La natura stessa dell'organizzazione SS, che condusse successivamente tanti suoi membri davanti ai tribunali alleati, si evinse che fosse basata sulla convinzione, quasi messianica di ogni membro, che avrebbe dovuto difendere il popolo tedesco. Questa persuasione veniva impressa nella mente di ognuno durante il lungo ed estenuante periodo di addestramento, sia alla truppa che agli ufficiali.

Come in ogni religione, esistevano nelle SS delle “virtù cardinali”. Esse formavano per gli uomini dell'Ordine Nero una trilogia indissociabile: fedeltà, obbedienza e coraggio.

La fedeltà doveva essere la più ascoltata, ed insieme ad essa giocava un ruolo importantissimo la parola data, che era considerata  sacra sia in tempo di pace che di guerra, sanzionata soltanto da una stretta di mano. L'obbedienza era la conseguenza della fedeltà.

Gli ordini emanati dai superiori dovevano essere eseguiti non soltanto alla lettera, ma anche nello spirito. Nessuno poteva rifiutarsi di attuarli, soltanto chiedere di esserne esentato per motivi eccezionali.

Quando si parlava di coraggio, Himmler lo poneva al terzo posto, giacché le SS già erano addestrate ad averne, in considerazione che l'appartenente era un volontario, e come tale aveva scelto liberamente di far parte dell'Ordine Nero: la disciplina gli derivava soltanto da se stesso.

Fino all'età di cinquanta anni ogni membro delle SS ogni anno doveva sottoporsi ad un esame sportivo per accertarne le attitudini fisiche, prova che generalmente era tenuta nel giorno del solstizio d'estate, festività pagana tenuta in grande considerazione. Soprattutto, grande importanza per la salute corporea era considerata la marcia.

Per tutta la durata del regime nazista la Germania ha vissuto al ritmo delle colonne di soldati in marcia. Erano tornati i lanzichenecchi, che sentivano la marcia come una mistica guerriera.

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