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E'
una pianta erbacea perenne della famiglia delle Solanacee,
comune nelle zone dell'area mediterranea: Europa del
Sud, Africa del Nord, Asia Minore ma anche in Himalaya.
Ha lunghe foglie lanceolate che formano una rosetta
da dove riunendosi emergono i fiori dal colore giallo-verdastro
e dal corto peduncolo, a forma di campanula.
La grossa radice può raggiungere i 60 cm.
di lunghezza, a volte ha forma antropomorfa e contiene
sostanze tossiche (isociamina, atropina, scopolamina)
che possono causare allucinazioni ed anche morte.
La pianta è stata resa famosa dalla commedia
omonima di Niccolò
Machiavelli, opera considerata il capolavoro dell'arte
drammatica italiana del XVI secolo.
Nella
cultura greca e romana la pianta stette anche ad allegorizzare
la medicina naturale nei suoi aspetti sia benefici,
sia negativi. L'attribuzione derivò dal fatto
che la mandragora, pur avendo una radice commestibile,
se usata in maniera non appropriata o se colta nel periodo
errato, avrebbe potuto risultare altamente tossica.
Anticamente si credeva che la Mandragora fosse dotata
di proprietà afrodisiache, che cioè aumentasse
il piacere erotico ed avesse anche qualità
magiche. Fu considerata espressione simbolica della
fecondità della terra.
Innumerevoli leggende le hanno attribuito poteri
magici. Fu chiamata erba di Circe, dal nome
della maga che avrebbe irretito l'eroe Ulisse e la cui
sola pronuncia del nome, avrebbe emanato un poderoso
timore reverenziale nella popolazione.

Alla pianta furono inoltre attribuite capacità
spesso equiparabili all'intelligenza umana.
Scrisse Plinio il Vecchio nella Naturalis
Historia:
quelli che colgono la
mandragora facciano attenzione a non avere il vento
in faccia. Descrivano con una spada tre cerchi attorno
ad essa, poi la cavino da terra volgendosi dalla parte
del sole calante (
) la radice macinata assieme a olio
rosato e vino guarisce dalle infiammazioni e dai dolori
degli occhi (
) cavandola dal terreno la radice emette
un gemito simile al vagito di un neonato
Nel
Medioevo si ritenne che la mandragora nascesse dallo
sperma di un impiccato e che fosse l'erba delle streghe
e del demonio e si credeva che potesse moltiplicare
le cose benefiche e ridurre gli aspetti negativi.
In alcuni grimori di magia del XVIII secolo fu definita
con il nome di "mano di gloria" (mano
alchemica), cioè uno strumento per creare magia
ed ancora non bene individuato dagli studiosi di tradizioni
magiche.
Nella grande mole di credenze popolari collegate
alla mandragora si ritrova anche il simbolismo della
fecondità e dell'abbondanza che la pianta avrebbe
elargito, ma a condizione che fosse stata trattata con
rispetto e con le dovute precauzioni.
A causa della sua rarità, il suo uso è
strettamente legato alla magia nera, alla stregoneria,
ai culti pagani e a quelli erborei. Ecco spiegato il
motivo per cui di questa pianta se ne è detto
ed ancor se ne dice sia in bene, sia in male.
La sua radice fu portata anche come talisamano o
ingerita sotto forma d'un filtro d'amore o come panacea
di dispiaceri amorosi.
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