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di Fernanda Nosenzo Spagnolo

 

 

E' una pianta erbacea perenne della famiglia delle Solanacee, comune nelle zone dell'area mediterranea: Europa del Sud, Africa del Nord, Asia Minore ma anche in Himalaya.

Ha lunghe foglie lanceolate che formano una rosetta da dove riunendosi emergono i fiori dal colore giallo-verdastro e dal corto peduncolo, a forma di campanula.

La grossa radice può raggiungere i 60 cm. di lunghezza, a volte ha forma antropomorfa e contiene sostanze tossiche (isociamina, atropina, scopolamina) che possono causare allucinazioni ed anche morte.

La pianta è stata resa famosa dalla commedia omonima di Niccolò Machiavelli, opera considerata il capolavoro dell'arte drammatica italiana del XVI secolo.

Nella cultura greca e romana la pianta stette anche ad allegorizzare la medicina naturale nei suoi aspetti sia benefici, sia negativi. L'attribuzione derivò dal fatto che la mandragora, pur avendo una radice commestibile, se usata in maniera non appropriata o se colta nel periodo errato, avrebbe potuto risultare altamente tossica.

Anticamente si credeva che la Mandragora fosse dotata di proprietà afrodisiache, che cioè aumentasse il piacere erotico ed avesse anche  qualità magiche. Fu considerata espressione simbolica della fecondità della terra.

Innumerevoli leggende le hanno attribuito poteri magici. Fu chiamata “erba di Circe”, dal nome della maga che avrebbe irretito l'eroe Ulisse e la cui sola pronuncia del nome, avrebbe emanato un poderoso timore reverenziale nella popolazione.

Maga Circe

Alla pianta furono inoltre attribuite capacità spesso equiparabili all'intelligenza umana.

Scrisse Plinio il Vecchio nella “Naturalis Historia”: “…quelli che colgono la mandragora facciano attenzione a non avere il vento in faccia. Descrivano con una spada tre cerchi attorno ad essa, poi la cavino da terra volgendosi dalla parte del sole calante (…) la radice macinata assieme a olio rosato e vino guarisce dalle infiammazioni e dai dolori degli occhi (…) cavandola dal terreno la radice emette un gemito simile al vagito di un neonato…”

Nel Medioevo si ritenne che la mandragora nascesse dallo sperma di un impiccato e che fosse l'erba delle streghe e del demonio e si credeva che potesse moltiplicare le cose benefiche e ridurre gli aspetti negativi.

In alcuni grimori di magia del XVIII secolo fu definita con il nome di "mano di gloria" (mano alchemica), cioè uno strumento per creare magia ed ancora non bene individuato dagli studiosi di tradizioni magiche.

Nella grande mole di credenze popolari collegate alla mandragora si ritrova anche il simbolismo della fecondità e dell'abbondanza che la pianta avrebbe elargito, ma a condizione che fosse stata trattata con rispetto e con le dovute precauzioni.

A causa della sua rarità, il suo uso è strettamente legato alla magia nera, alla stregoneria, ai culti pagani e a quelli erborei. Ecco spiegato il motivo per cui di questa pianta se ne è detto ed ancor se ne dice sia in bene, sia in male.

La sua radice fu portata anche come talisamano o ingerita sotto forma d'un filtro d'amore o come panacea di dispiaceri amorosi.

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