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di Fernanda Nosenzo Spagnolo

 

Pianta arborea molto comune nelle regioni fredde dell'emisfero boreale. Si è istallata in Europa più di 10.000 anni fa, dopo il periodo glaciale. La varietà più diffusa e più rappresentativa è la “betulla bianca” (o pendula), dalla corteccia di colore argenteo con macchie pressappoco orizzontali e scure, con rami pendenti e con foglie triangolari vagamente seghettate. La corteccia possiede proprietà medicamentose, da cui si estraggono tannini e un olio balsamico.

La betulla fu l'albero sacro per eccellenza delle popolazioni siberiane e finniche, presso le quali raffigurò il simbolo dell'"asse del mondo” come il frassino lo fu presso i popoli scandinavi. Nella cosmologia di queste culture, la betulla s'identificò nel sostegno cosmico nel quale furono incise dal creatore i nove segni - altre leggende ne riportarono sette, altre dodici - a raffigurazione dei nove livelli del cielo.

In occasione delle cerimonie d'iniziazione, gli sciamani siberiani piantavano un grosso ramo di betulla al centro di una tenda circolare (yurta) e da questa posizione era fatto sbucare dalla sua sommità attraverso un'apertura. Il foro avrebbe simboleggiato la “porta del cielo”, attraverso il quale si sarebbe usciti in direzione della stella polare.

L'albero di betulla fu anche simbolo allegorico della primavera, del rinnovamento della natura dopo i rigori dell'inverno. Fu associato spesso all'amore delle fanciulle per i giovani cacciatori, e conformemente a questa linea concettuale, all'unione della luna e del sole. Una concezione che, secondo la complicata mitologia degli antichi popoli uro-finnici, era preludio alla discesa dal cielo dell'energia vitale del sole, e alla sua successiva risalita verso la volta celeste notturna dominata dalla luna. Nelle tradizioni celtiche, il simbolismo della betulla fu tuttavia essenzialmente funerario. Sarebbe stato di betulla il legno della barca che, stando a certi racconti bretoni antichi, avrebbe condotto le anime dei morti al passaggio tra la dimensione umana e quella ultramondana.

Un testo gallese dell'undicesimo secolo dal titolo “Gad Goddeu” (Il Combattimento degli Alberi) contiene un passo enigmatico nel quale la betulla è presentata come incaricata di ricoprire con i suoi rami le spoglie mortali degli eroi caduti in battaglia. Sotto una luce differente, tuttavia, i versi starebbero ad indicare come l'albero fosse considerato annunciatore del trasferimento delle anime dei morti in un nuovo stato d'essere, più beato e più colmo di gloria guerresca.

Secondo Plinio il Vecchio, storico naturalista romano, la betulla avrebbe costituito una sorta di totem tutelare di molte tribù dell'antica Gallia settentrionale. Nella sua "Historia naturalis", Plinio scrisse che questo legno era stato largamente impiegato per la costruzione delle torce usate nel corso delle cerimonie nuziali.

Altre curiose notizie: in Lapponia si affumica ancor oggi con questo legno, il pesce pescato che acquista così un particolare aroma, mentre in Boemia con la sua linfa si prepara un pregevole tonico rivitalizzante per la pelle.

Secondo l'Astrologia tradizionale protegge i nati il 24 maggio e nell'alfabeto oghamico, il più antico alfabeto irlandese, corrisponde alla lettera B, Beth che nella sua definizione dona molte correlazioni e proprietà.

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