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Seconda parte
In molti casi, come si vedrà nei vari capitoli, tali categorie
non sono rigidamente separate e anzi tendono spesso a influenzarsi
tra loro. Tuttavia esse conservano la necessità di codici interpretativi
certi, definiti dall’esperienza o dalla tradizione, piuttosto che dall’intuito.
Queste valutazioni impongono di considerare la divinazione non solo
come espressione di timori esistenziali o di una religiosità
primitiva e infantile.
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Alcune tecniche mantiche infatti coincidono con le prime osservazioni
sistematiche della natura e di alcuni fatti psichici particolarmente significativi:
dall’attenzione prestata ai movimenti astrali nacque l’astronomia; la
meteorologia affonda le radici nella divinazione basata sui presagi connessi
ai fenomeni atmosferici; gli studi anatomici ebbero origine negli estispici,
ovvero nelle dissezioni di animali compiute a scopo divinatorio; i millenari
dibattiti sull’origine e il significato dei sogni sfociarono alla fine
dell’ottocento nelle geniali intuizioni di Sigmund Freud.
Certamente non si può affermare che esista una relazione diretta
tra tutte le pratiche divinatorie e le moderne ricerche scientifiche,
ma alcuni rami del nostro sapere devono la loro nascita a lunghe osservazioni
e attente riflessioni spesso collegate all’esperienza religiosa. Appare
dunque estremamente superficiale l’ottica razionalista che considera la
divinazione come “un insieme di atti superstiziosi tramite i quali si
presume di poter conoscere il futuro di un individuo o di scoprire le
cause occulte di determinati fatti”. Più correttamente si dovrebbe
dire che la divinazione è l’interpretazione simbolica di fenomeni
naturali o di combinazioni casuali di segni, fondata sulla credenza di
poter scoprire cose sconosciute tramite un rito magico o religioso. Inoltre
i razionalisti sostengono che, anche nel caso in cui la divinazione riesca
nei suoi intenti ( presupponendo che il divinatore abbia agito senza inganni),
il successo vada ascritto unicamente ad una coincidenza fortuita.
Ben diverso è il punto di vista religioso, simile in ogni epoca
e luogo, secondo il quale la divinazione si basa sull’interrogazione di
spiriti o demoni. Si noti che neppure teologi ebrei, cristiani e mussulmani,
conformemente alla tradizione delle Sacre Scritture, negano a priori
la possibilità di conoscere, tramite l’aiuto di entità spirituali,
segreti del passato, del presente e del futuro, tuttavia ritengono illecita
qualsiasi pratica divinatoria, sostenendo che in ogni caso sia una forma
di idolatria, in quanto richiede un intervento diabolico ciovale anche
laddove si confidi in doti super-umane o soprannaturali o ci si affidi
all’intervento di entità spirituali che, proprio per le loro rivelazioni,
infrangerebbero il limite stabilito da Dio alle capacità umane.
Una terza posizione è rappresentata dagli studiosi del paranormale
e della cosiddetta “metapsicologia”, secondo i quali le facoltà
divinatorie risiederebbero nel cervello; in questo caso gli strumenti
della divinazione funzionerebbero come “attivatori” di poteri fisici,
non magici la cui origine, del tutto ignota, andrebbe analizzata scientificamente.
E’ stato notato infatti che doti di precognizione, retrocognizione, telepatia
e altre capacità d’intuizione si generano automaticamente in seguito
a traumi di vario tipo ( un incidente, la morte di una persona cara, una
delusione affettiva, una crisi esistenziale), ma si ritiene che potrebbero
anche venire indotte con sistemi controllabili sperimentalmente.
Gli adepti dell’occultismo moderno sono piuttosto propensi ad accettare
l’idea che la divinazione si basi, al pari di tutte le arti magiche, sulla
“canalizzazione” di <<fluidi spirituali>> che, come una rete
cosmica, uniscono il mondo visibile e invisibile relativizzando i concetti
di tempo e spazio. Vi è poi chi, più vicino alle antiche
tradizioni esoteriche, non teme di affermare l’esistenza di un rapporto
con gli spiriti dei defunti o con entità soprannaturali – identificate
con spiriti della natura o altre entità non necessariamente malvagie
– rivendicando il diritto di avvalersene in nome della libertà
religiosa. Da questo punto di vista, la divinazione è una vera
e propria “arte magica”.
Come si vede, anche un’analisi succinta delle teorie sulla divinazione
impone importanti considerazioni di tipo filosofico e religioso. Le problematiche
aumentano poi se ci si addentra in riflessioni di carattere metafisico
sulla predestinazione, il libero arbitrio, la volontà di una divinità
di interferire con le decisioni umane, la sottomissione di dio al destino,
i concetti di fatalità e casualità. La presente trattazione
non ha come oggetto tali temi; tuttavia essendo concepita come ampia sintesi
della storia delle tecniche divinatorie e insieme strumento di approfondimento,
non può fare a meno di sollevare interrogativi e stimolare riflessioni
che da sempre accompagnano l’esistenza dell’uomo.
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