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In certi casi i sacerdoti
si trovavano sottoposti all’autorità del sovrano, oppure era il
sovrano stesso a rivestire il ruolo di grande sacerdote. Non erano rare
comunque le élite spirituali, ovvero i gruppi di fedeli devoti
a una specifica tradizione religiosa, che godevano di ampia autonomia
del potere temporale in quanto custodi del culto e quindi garanti dell’efficacia
dei riti che ponevano gli uomini in rapporto con gli dei.
Certamente, anche presso il popolo furono praticate forme di divinazione
slegate dal potere civile e religioso, ma le testimonianze storiche in
questo senso sono assai scarse soprattutto per ciò che riguarda
l’antichità più remota.
Queste premesse sono sufficienti a chiarire come la storia della divinazione
sia intimamente legata alla dimensione spirituale; perciò solo
conoscendo l’ambiente in cui si sono sviluppati miti, credenze e dottrine
religiose si possono comprendere i diversi modi con cui i vari popoli
si sono rapportati, nel corso dei millenni, al mondo soprannaturale. Non
a caso il termine “divinazione”, se ci si attiene all’etimologia latina,
indica propriamente un atto, un’azione o un rito finalizzato a interrogare
una divinità o un’entità spirituale per conoscere i segreti
del passato, del presente e del futuro o anche per avere istruzioni sul
comportamento da tenere in una determinata circostanza. Nel mondo greco
le pratiche e le finalità della divinazione erano dette mantiké
–téchne, “tecniche mantiche”. La definizione stessa suggerisce
in qualche modo che i riti, svolti secondo regole e procedimenti ben definiti
(meccanici, chimici, matematici, medici, ecc), avevano lo scopo di ottenere
segni interpretabili in modo certo, senza ambiguità.
Proprio il carattere tecnico delle mantiche impone di non inserire,
nella storia della divinazione, quella particolare categoria di interpreti
del destino umano che furono i profeti e le figure ad essi assimilabili.
Costoro infatti non basavano le predizioni sull’osservazione di segni
e simboli ricercati con metodi empirici, ma si abbandonavano ad un’ispirazione
che sorgeva durante la preghiera o la meditazione. Il messaggio divino
in questo caso nasceva nella mente dell’interrogante per una sorta di
estasi, di frenesia, o di invasamento momentaneo e solo in alcuni casi
particolari si attribuiva un valore divinatorio a quanto osservato nel
corso del rituale.
In questa opera quindi, si sono tralasciate le forme di “rivelazione
personale”, ovvero d’ispirazione profetica, concentrando invece l’attenzione
sulle tecniche di “divinazione indiretta”, basate cioè sulla ricerca
dei segni o sull’interpretazione razionale di fenomeni naturali che si
manifestano nel corso di un’osservazione svolta sia nel contesto di un
apposito rituale, sia in modo fortuito e occasionale.
La divinazione indiretta può essere suddivisa
in tre categorie principali:
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Divinazione artificiale:
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basata sull’uso di simboli, segni grafici, forme geometriche o figure
di diverso tipo impresse su particolari strumenti ( pietre, conchiglie,
bastoncini, dadi, fogli di carta e così via)
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Divinazione naturale:
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incentrata sull’osservazione di fenomeni naturali e sulla loro interpretazione
( movimenti degli astri, apparizioni di comete e meteore, segni su
corpo umano o nelle viscere di animali, ecc);
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Divinazione occasionale:
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consiste nell’interpretazione di fatti accidentali ( starnuti, brevi
frasi, sogni, incontri casuali con animali, persone o oggetti, incidenti
di vario genere).
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