Un’ipotesi di studio:

 

La coscienza e l’attività dei neuroni

di Alberto Oliverio*

 

Quale differenza esiste tra il cervello di una persona che reagisce a un breve stimolo luminoso o che invece immagina il tramonto del sole?

La risposta a questa domanda non riguarda soltanto le differenze che vi sono tra sensazioni e immagini mentali ma anche le caratteristiche della coscienza, quello stato cerebrale che si accompagna alle sensazioni e immagini mentali ma anche le caratteristiche della coscienza, quello stato cerebrale che si accompagna alle sensazioni soggettive e che sembra prestarsi ben poco alle analisi delle neuroscienze

Ma oggi un punto di partenza per comprendere le basi nervose della coscienza potrebbero essere proprio le modifiche che si verificano nel cervello in risposta a un breve stimolo luminoso o ad altri stimoli di base che coinvolgono livelli di coscienza elementari.

La coscienza non è una proprietà della mente che c’è o non c’è ma implica una sorta di continuum, un passaggio di livelli di base a livelli più elevati lungo una scala che ha inizio dalle prime fasi dello sviluppo del sistema nervoso.

Nel corso della vita fetale e di quella neonatale il cervello risponde a stimoli tattili, olfattivi, uditivi e visivi, in grado di suscitare emozioni ma dotati di scarso significato in quanto sono, sensazioni indifferenziate, astratte: in seguito queste sensazioni contempleranno significati, memorie, valutazioni, aspettative, in altre parole faranno capo a elevati stati di coscienza. L’ipotesi di lavoro dei neuroscienziati è che i livelli di coscienza varino in funzione del numero di cellule nervose coinvolte in un particolare momento.

Questa ipotesi emerge da studi recenti basati sul fatto che il cervello reagisce agli stimoli, ad esempio un impulso luminoso, attraverso l’attivazione di reti neurali. Un neurofisiologo dell’Istituto Weizmann, Amiram Grinvald, ha dimostrato che un breve impulso di luce accende circa dieci milioni di neuroni che si associano tra loro per 250 millesimi di secondo, il tempo di esposizione di fotografia che ritrae una persona in movimento. Questa piccola rete neurale, che rappresenta la risposta più semplice a uno stimolo, ricorda quanto si verifica nel cervello di un neonato che reagisce ai primi stimoli attraverso brevi attimi di coscienza associati a profondi turbamenti emotivi. Pure negli adulti gli stati di coscienza più elementari comportano l’attivazione di piccole reti nervose. Invece quando la coscienza è più piena, (ad esempio riflettendo sulle nostre emozioni o ricordando il passato), si formano reti di milioni o miliardi di neuroni. Anche Susa Greenfield dell’Università di Oxford ritiene che la coscienza dipenda dalle dimensioni delle reti neurali attive in un determinato momento: il che non implica una concezione meccanicistica della mente ma un’ipotesi di lavoro sul modo in cui la coscienza si sviluppa dalla nascita in poi. Ci avviciniamo quindi a una conoscenza delle basi nervose della coscienza, anche se siamo ancora ben lontani dal comprendere cosa sia l’io, il soggetto che decide che in questo momento, ad esempio, riflettiamo su noi stessi.

 

*Corriere della Sera 24/02/2002