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Il senso del riso si riferisce a quel gioviale senso
dell'umore che solo può completare ed incoronare il cammino
di crescita della personalità. I Pesci, ultimo segno dello
Zodiaco, rappresenta il traguardo finale, lo stato da raggiungere.
Il "riso" è la capacità di superare amarezze
e risentimenti, rimpianti e frustrazioni, tutte quelle sofferenze
spesso inconsce ed immotivate che turbano l'anima dei Pesci. Il "riso"
nasce dalla constatazione del fatto che le paure che ci bloccavano
ed irrigidivano nelle nostre piccolezze erano in realtà vuote
ed irreali.

I Pesci è il segno più adatto a scoprire il senso
globale di tutte le esperienze della vita, quelle belle e quelle
brutte, e a vedere come esse facciano parte di un unico piano. I
Pesci sono chiamati a superare la dualità bene-male, e il
"riso" - se spontaneo e genuino, invece che forzato o falso
- è l'espressione di chi ha raggiunto tale stato, anche se
per pochi istanti. Il riso nasce dalla capacità di vedere
le cose capovolte, di ridicolizzare quelle numerose esigenze di noi
stessi o della società che ci vorrebbero sempre tesi, preoccupati,
freddi. Spesso basta una cosa da poco per opprimerci: il riso è
la capacità di porre ogni cosa al suo posto e di relativizzare
le nostre paure. L'astrologia ebraica, nell'attribuire il senso del
riso all'ultimo segno, ci ricorda che la felicità è
l'essenza ultima della vita, e che ogni scuola o ideologia, polita
o religiosa che sia, se non contiene in se stessa la forza di autocritica
e di autosdrammatizzazione, è falsa.

La tribù dei Pesci è quella di Naftali. Questo nome
contiene le stesse lettere del l'espressione, NOFET LI, che significa
"Mi addolcisco!". Il riso è la capacità di
essere dolci. Si fa notare in Cabalà che il trasformare l'amaro
in dolce sia ancora più difficile del trasformare l'oscurità
in luce. Il compito dei Pesci non è quello di trovare una
qualche nuova spiegazione filosofica, morale o teologica che risolva
il vecchio problema della presenza del male nell'esistenza umana.
Esso consiste piuttosto nello scoprire il luogo ove risiede il fondo
di amarezza in ciascuno di noi e nell'addolcirlo, rendendo il proprio
carattere più umano, più simpatico, più mite,
più felice.
di Nadav Crivelli www.cabala.org
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