LE MERAVIGLIE DELLA

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Lo stesso valore numerico della parola Cabalà è di 137, numero che non a caso è il valore di una delle più importanti costanti della fisica quantistica, chiamata: costante di struttura fine. Si tratta di un numero puro, che esprime la “granulosità della materia”, in quanto governa il disporsi degli elettroni in orbite parallele intorno al nucleo. Tutto ciò è perfettamente in accordo col significato ebraico di questa parola, come pure col suo significato in senso lato: la chiave universale che permette il riconoscimento dell'ordine e della complementarietà delle cose create, delle realtà piccole come di quelle grandi.

Nè si pensi che tutte queste siano semplici coincidenze o curiosità senza peso. La tradizione ebraica afferma che queste rivelazioni non sono che le primizie e gli assaggi di un raccolto ben più copioso che si farà solo nell’età messianica vera e propria. Inoltre, uno dei problemi che confrontano la persona che ha abbracciato un cammino di sviluppo spirituale è quello dell’opposizione, dello scetticismo e della critica dei sostenitori della via della ragione e della scienza, i quali affermano l’infondatezza dei principi religiosi e l’anacronismo delle Scritture, come pure il fatto che l’osservanza delle nonne spirituali non porta alcun risultato pratico apprezzabile. Dobbiamo conquistare rispetto e stima da parte di queste persone, ed attirarle dalla parte di chi crede che senza la fede nel Divino, senza lo studio della Sua rivelazione e la pratica delle norme morali non sarà mai possibile far effettuare alla coscienza il salto di qualità necessario per entrare nell’età della pace cosmica. A tale scopo è necessario mostrare a scienziati e razionalisti la compatibilità del discorso spirituale con i valori della mentalità moderna. Dobbiamo essere in grado di convincerli dell’oggettività delle nostre opinioni e del grado elevato di intelligenza che esse esprimono.

Le analogie tra Cabalà e scienza non si limitano al campo della fisica quantistica. Il pensiero biblico in generale e quello cabalistico in particolare hanno sempre dimostrato una profonda coerenza con le più complesse dinamiche psicologiche della personalità, e anche in questo campo hanno anticipato le rivelazioni avutesi con la psicologia moderna. Nella Bibbia si hanno esempi di interpretazioni di sogni fatte usando il linguaggio della psicologia del profondo, come nel caso del sogno di Giuseppe sul sole e sulla luna, interpretati da Giacobbe come i simboli archetipici di padre e madre. All’interno della Cabalà i contatti sono molto più vasti. L’Albero della Vita, la struttura composta da dieci potenze dell’anima umana, è il paradigma del perfetto funzionamento delle personalità, in quanto offre la traccia per l’integrazione completa ed efficace di tutte le facoltà umane:

  • quelle pratiche, contingenti ed immediate, necessarie per un buon funzionamento della personalità sul piano materiale (tratto spesso trascurato dalle persone spirituali);
  • quelle emotive, in tutta la loro gamma più complessa. Lungi dal trascurare le emozioni, la Cabalà si propone di amplificarle al massimo pur abolendo quelle negative con un sottile processo di autoconsapevolezza. Le emozioni si chiamano nel linguaggio cabalistico : misure = (midot) in quanto è loro tramite che l’essere umano può misurarsi, per rendersi conto di quanto progresso egli abbia veramente compiuto sulla via di crescita coscienziale, e quanta felicità riesca già a dimorare in lui.
  • quelle cognitive. Qui l’Albero della Vita già duemila anni fa aveva offerto il modello del “cervello duplice”, cioè della presenza in ciascuno di noi di due modi separati e polari di coscienza, l’uno avente come sede l’emisfero cerebrale destro e l’altro quello sinistro, fatto emerso nella scienza solamente da pochi decenni, La Cabalà già lavorava sull’assunzione che la nostra mente può funzionare in due modi diversi:
  • uno logico, lineare, basato sull’esclusione del paradosso, sulla separazione e sull’analisi dei vari concetti. Questa funzione è chiamata dalla Cabalà BINÀ ed ha lo scopo di tradurre intuizioni e pensieri superiori in termini verbali, in piani e progetti precisi. Anche la capacità matematica ha sede in questa funzione.
  • uno intuitivo, olistico, sintetico, non verbale, capace di afferrare e contemplare il paradosso come una delle varie forme possibili con cui la realtà si esprime. Questa funzione è chiamata CHOKMÀ, ed è anche il luogo in cui si percepiscono le immagini in forma diretta, senza analisi e vaglio, è quello dove ha sede la sensibilità artistica. Si tratta dell’emisfero cerebrale destro, che può venir sviluppato anche tramite pratiche meditative.
  • Infine sull’Albero della Vita c’è anche posto per la capacità “trascendente” che esiste più o meno espressa in ciascuno di noi, la potenza del volere, del gioire in modo pieno e totale, e dell’avere una fede pura e semplice nel divino.

Anche nel campo della complessa dinamica energetica messa in moto quando siamo esposti ad un rapporto d’amore con una persona di sesso diverso la Cabalà ha per noi consigli importantissimi. Questo è un settore nel quale la sapienza cabalistica non teme veramente confronti con nessun altro tipo di esperienza religiosa o culturale. Da sempre il popolo ebreo ha vissuto il rapporto uomo-donna nel modo più intenso possibile, vedendolo come il luogo privilegiato per l’unione dell’umano e del divino, oltre che come quello dov’è possibile esperimentare le emozioni più belle e le rivelazioni più importanti della nostra vita. Il ricongiungimento del maschile e del femminile è il traguardo stesso della vita umana, e il suo ottenimento vale qualsiasi sforzo e qualunque impegno. La ricerca dell’anima gemella diventa la ricerca stessa del divino in noi, e della capacità di vivere l’era messianica ancora prima del suo manifestarsi storico. I testi cabalistici contengono informazioni dettagliate e preziose sulle varie fasi del rapporto uomo-donna, sugli accorgimenti da seguire per facilitare l’intesa reciproca, sui possibili pericoli della relazione, e sulle norme morali che la devono salvaguardare.

L’unione sessuale è il momento privilegiato, più santo, in cui non solo l’uomo e la donna raggiungono la loro comunione più intima, ma anche il cielo e la terra si uniscono insieme a loro, esprimendo la risonanza cosmica di tale atto. Queste nozioni non sono, solo il frutto di vaghe speculazioni filosofiche, nè di esperienze libertine, ma provengono dalla sapienza pratica millenaria di un popolo che ha sempre considerato il matrimonio e non la vita monastica come il bene più elevato, come la situazione umana che più ci può avvicinare a Dio.

Nella tradizione ebraica c’è infine un atteggiamento molto bilanciato riguardo al rapporto da avere con il denaro e con i possedimenti materiali. “Li ha kesef ve li ha zahav” dice il versetto “Mio è l’oro e mio è l’argento”. Con l’affermare ciò, Dio ci mette in guardia da una identificazione esagerata col denaro, ma sottolinea contemporaneamente la radice santa dell’energia che il denaro possiede. Il denaro è una forma condensata di luce, e deve venir impiegato per diffondere la luce nel mondo. I Patriarchi erano uomini ricchi, divenuti tali con l’onestà e la coerenza , con il proprio lavoro ed abilità. Per poter operare efficacemente nel mondo c’è bisogno delle possibilità offerte dal denaro, ma guai a farsi possedere e dirigere da ciò che dovremmo essere noi a controllare. Nè serve molto l’atteggiamento di chi disprezza il denaro, salvo per vivere di quello degli altri, senza nemmeno sentirsi in dovere di mostrare loro gratitudine per questo.

L’arricchirsi, se fatto in modo onesto e se non sottrae troppo tempo allo studio della Torà, alla preghiera e alla pratica delle altre mitzvot (precetti), è considerato il segno della benedizione di Dio, come affermato dal verso “ birkhat ha shem hi tashir” = “la benedizione di Dio renderà ricchi”. Il ricco, e in misura diversa anche quello meno ricco, è però tenuto a dare parte del suo guadagno in opere di beneficenza, che è considerata dai rabbini come uno dei tre pilastri su cui si appoggia il mondo, e come una delle azioni fondamentali che possono liberarci dal peso karmico degli errori o peccati che inevitabilmente commettiamo nella vita. La tzedakà (beneficenza) è una delle azioni più belle che la persona possa compiere, così come, al suo opposto, l’avarizia è la peggiore barriera tra l’uomo e Dio. Un avaro, anche se apparentemente è una persona retta ed ineccepibile, è all’ultimo posto sulla scala della creazione.

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