LE MERAVIGLIE DELLA

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La tradizione ebraica afferma che non è mai abbastanza credere solamente in Dio, ma che bisogna anche “conoscerlo". Qui per conoscenza non si intende solamente lo sforzo intellettuale e filosofico tipico della teologia, ma la progressiva riunificazione con l’oggetto della propria conoscenza. La Bibbia parla di due tipi di conoscenza: quello dell'albero del bene e del male e quello dell’unione tra Adamo ed Eva. Il primo modo è quello della scienza e della filosofia, ed è effettivo e necessario quanto si voglia, ma il suo risultato finale è inevitabilmente quello della separazione e della morte entropica. Il secondo è invece quello proposto dalla mistica, in particolare da quella ebraica, la Cabalà. Troppo spesso infatti l’esoterismo occidentale, del tipo proposto dalle società segrete, non è altro che l'estensione della filosofia, e compie i seguenti sbagli fondamentali:

  • esclude che il divino possegga veramente dei tratti antropomorfici, quali emozioni e sentimenti, e considera coloro che ancora vivono un rapporto col divino nella forma di una relazione interpersonale come dei “minorati” spirituali, dei bambini non ancora cresciuti;
  • si autocompiace dell’espressione delle sue conoscenze esoteriche, causando l’aumento del senso d’orgoglio tra i suoi seguaci, che si sentono parte di una razza superiore, più intelligente;
  • non pone nessun accento sulla pratica ed osservanza delle norme morali fondamentali, ma provoca la convinzione di essere di essere al di sopra di esse.

Al contrario di ciò, la Cabalà sostiene che l’aver saputo restringere la Sua inconoscibilità infinita con l’aver assunto tratti ed emozioni tipicamente umane, è una delle manifestazioni più belle della sapienza divina; si afferma inoltre che la preghiera al Dio personale è una delle esperienze più alte ed intense che la personalità possa compiere. Riguardo all’umiltà, si afferma che essa è il bene supremo, come dimostrato anche da Mosè, il più grande tra i profeti e i cabalisti del popolo ebraico, a proposito del quale la Torà testimonia:
"ve ha ish Moshè anav meod mi col adam asher al pnei ha adama " = "e l’uomo Moshe umilissimo, più di tutti gli uomini che sono sulla terra".

Nel momento presente la prova maggiore di umiltà è quella di incominciare a rivelare i segreti delle tradizioni esoteriche, cercando il linguaggio e la forma che li rendano accessibili anche ai semplici e agli impreparati. E circa il terzo punto, come già accennato, la Cabalà, lungi dallo svuotare le norme morali, ne mostra il loro vero significato, rafforzando la nostra adesione ad esse, in modo spontaneo e felice, e non forzato o represso.

La Cabalà è la sapienza esoterica basata sulla Bibbia ebraica e sulle tradizioni orali dei rabbini d’Israele. Pur essendo tipicamente ebraica nella sua matrice, la Cabalà parla un linguaggio universale, compatibile con quello di altri gruppi religiosi, come pure con le conoscenze scientifiche ed umanitarie più moderne. La Cabalà è l’unica chiave completa che permetta la decifrazione dei testi biblici, liberandoli dalla loro apparenza anacronistica e antiscientifica e che ci fa pervenire tutta la complessa attualità del loro messaggio. Esso contiene informazioni ed istruzioni basilari importantissime, senza le quali l’atteso progresso coscienziale verso l’unità e la pace non potrà mai aver luogo..

Volenti o meno, gli archetipi biblici sono presenti in ciascuno di noi: la Cabalà li rende attivi ed operanti. Sin dalla nostra infanzia siamo stati a contatto con gli episodi biblici più famosi: la creazione del mondo in sei giorni. Adamo ed Eva nel giardino dell’Eden, il Diluvio, i Patriarchi, Mosè e l’uscita d’Israele dall’Egitto, il Decalogo. Tutti noi abbiamo intuito che dietro quelle narrazioni concise e leggendarie doveva esserci un grande segreto, ma nessuno è mai riuscito a spiegarcelo. La Cabalà è l’unica forma di sapienza che ci offra spiegazioni coerenti ed esaurienti per ciascuno di quei episodi.

Che cos’è la Cabalà:

  • è un sistema metafisico volto a spiegare le varie fasi della creazione del mondo, lo scopo della vita umana ed il rapporto tra il Creatore e Creature;
  • è un sistema volto a definire la vera differenza tra il bene e male, a capire il posto dell’uno e dell’altro nella propria vita e nella creazione;
  • è un insieme di insegnamenti sul come rendere più profonda, sincera ed efficace la nostra preghiera e meditazione;
  • è la via per scoprire con certezza il nostro posto nel mondo, i nostri doni più belli, i nostri, limiti, il compito unico ed irrepetibile che ci è stato affidato;
  • è l’insegnamento sul come armonizzare le due componenti fondamentali della personalità: quella maschile e quella femminile, onde avvicinarsi al ricongiungimento con la “seconda meta” di ciascuno di noi, e alla gioia e al senso di compimento che ciò porta con sè.

Che cosa non è la Cabalà:

  • non è magia, ovvero la pretesa che il volere umano può tutto, se impara le nozioni che gli permettono di manipolare le forze segrete della creazione e delle creature;
  • non è quell’occultismo deleterio fatto di incantesimi e di rituali, come purtroppo era stato affermato da una certa letteratura del secolo scorso;
  • non è un’altra arida ed astratta filosofia, volta solo ad insegnarci qualche complicato concetto, peraltro inutilizzabile nella vita pratica.

La Cabalà è complicata e semplice allo stesso tempo, è trascendente ed immanente, è logica e paradossale, è emotiva ed è corretta. Il suo linguaggio è multidimensionale, e parla a ciascuno nel modo più esatto. Essa è accessibile a tutti coloro che sono in ricerca, sia che siano già in cammino da anni, sia che abbiano appena incominciato, non importa quale sia la loro fede d’origine; persone di capacità diversa ricevono messaggi diversi ma nessuno esce a mani vuote.

Uno dei problemi più comuni di chi oggi sceglie di unirsi al numero delle persone di “buona volontà” che stanno abbattendo le barriere secolari di incomprensione e di diffidenza che hanno isolato i popoli per secoli è il rischio di trovarsi esposto ad idee e valori profondamente diversi da quelli della sua matrice originale e di subire una confusione notevole nel cercare di unificare le posizioni diverse. Spesso succede anche che la persona dimentichi del tutto l'importanza dei contenuti profondi della tradizione da cui proviene e decida di abbracciare ciecamente i valori e i concetti esotici proposti dalla cultura a cui si è rivolto. Oppure succede anche che le persone cerchino una facile soluzione al problema delle diversità tra le varie religioni e culture con l’affermare molto superficialmente che tutte quante dicono la stessa cosa, che il messaggio è unico e che le differenze non contano nulla. I pericoli del far ciò sono evidenti, poichè se da un lato si rischia di tagliare le proprie radici, e di insecchire, dall’altro si rischia di eliminare quei valori di individualità e di diversità che danno gusto alla vita, e di ridurre l’esperienza spirituale alla monotona ripetizione di pochi slogan consunti, cadendo nel qualunquismo.

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