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Noto è l’aspetto del lupo. La sua lunghezza complessiva
è di 100-150 cm, (la coda 33-50 cm), l’altezza al garrese
66-100 cm. Il peso oscilla dai 20 ai 50 Kg in animali in forma e
ben nutriti.
Gli occhi hanno un taglio oblungo, sono di colore giallo-dorato
e conferiscono all’animale un che di misterioso e di inquietante. Le
orecchie sono ritte e corte, il collo è possente con spalle
robuste e provviste di una sorta di criniera erettile in occasione
d’eccitazione o d’attacco.
Il colore del pelame è di solito grigiastro, particolarmente
scuro alla sommità del capo, sul dorso e sulla superficie
esterna delle orecchie. Non mancano, tuttavia, esemplari di colore
nero, il “lupo della Siberia” oppure completamente bianco (lupus
albinus). Quest’ultima varietà è in genere presente
nei territori montani costantemente innevati.
Il lupo può raggiungere l’età massima di 20-25
anni e, se raccolto da cucciolo, è un animale addomesticabile. E’
un predatore naturale, caccia in gruppo di tre o quattro elementi,
adottando tecniche differenti adatte alle diverse situazioni, dimostrando
un’ “intelligenza” ed una forza istintiva fuori del comune, paragonabile
ai metodi di caccia usati dagli uomini primitivi.
Può aggredire animali molto più grandi, come bovini,
cervi, alci, cavalli, soprattutto in inverno o in occasione dello
svezzamento della prole, ovvero quando la scarsità di cibo
lo rende più che mai feroce.
La sua tecnica di caccia, generalmente si esplica nello studiare
la preda, attaccarla e ucciderla, divorarla e fuggire.
Il timore riversato per secoli sul lupo dagli uomini, è
reciproco. La paura del lupo da parte dell’uomo è stata ben
descritta, sebbene in modo emozionante, nei racconti di Kipling.
Qui, un ragazzo adottato e svezzato da un branco di lupi, riusciva
a dominare gli animali con lo sguardo, mentre fuggiva alla vista
degli uomini.
Nella Grecia antica, esisteva una città, Licopodi, nella
quale erano condotti i licantropi e ivi rinserrati, nella convinzione
che potessero recare danno alla comunità.
E’ detto che il lupo era considerato animale sacro ad Apollo:
come il lupo esce dal bosco, e la luce dall’ombra, così Apollo
sorge dalla notte, quasi come il figlio delle tenebre, e porta la
luce, l’ispirazione, l’armonia.
La leggenda degli uomini-lupo si protrasse fino al MedioEvo e
si pensa che questo mito provenga forse da antichissimi riti cannibaleschi.
Peraltro nei paesi germanici sorse una vastissima letteratura
sui cosiddetti “lupi mannari” e, nelle popolazioni latine, quella
dell’uomo “versipelle”, un personaggio demoniaco provvisto sottopelle
di pelo di lupo, pelo che poteva fargli assumere l’aspetto di un
enorme animale.
Ciò nonostante il lupo è rimasto nell’immaginario
infantile come figura che incute timore. Ai bambini ancor oggi è
paventata la figura dell’animale come una sorta di spauracchio,
figura presente anche nella letteratura favolistica che lo presenta
come elemento negativo da evitare e possibilmente da uccidere (cfr.
“Cappuccetto Rosso”) e da esorcizzare.
Clinicamente si considera che è forse a causa di un meccanismo
mentale atavico che la figura del lupo possa esercitare, su talune
personalità nevrotiche, un’oscura attrattiva le cui caratteristiche
psicologiche si evidenziano in un misto continuo di aggressività,
slancio, entusiasmo, forza, tenerezza, depressione, malinconia e
senso di fallimento che si alternano senza sosta.
Tale sindrome è stata per secoli ritenuta opera di forze
demoniache e per questo la figura del lupo fu associata spesso a
quella del demonio. Il lupo non è nè angelo, nè
demone, ma è un predatore che cerca di sopravvivere.
Difatti per “licantropia” s’intende a tutt’oggi una forma di
pazzia spesso furiosa, per cui il malato diventa preda di un desiderio
irrefrenabile di urlare, di mordere, di rifugiarsi in luoghi solitari,
secondo il comportamento naturale del lupo.
Animale iperboreo, il lupo incarna inoltre la luce primordiale
originale, lo si ritrova infatti al centro di tutte le tradizioni
nordiche, è l’animale che vede di notte, infatti i suoi occhi
al buio sono luminosissimi.
Il lupo, per meglio dire il suo simbolo, è entrato a far
parte anche delle leggende dei popoli del Nord Europa; nelle regioni
siberiane esso rappresenta la fecondità (Marte, il fallo);
per i Mongoli è l’antenato del conquistatore Gengis Kan.
Il lupo bianco Fenrir fu associato, nei paesi scandinavi arcaici,
al dio della vittoria Tyr, ed alla di lui runa Taiwaz.
A questo dio nordico, al lupo fu attribuito anche un significato
magico, giacché essendo stato incatenato dagli dei in tre
occasioni – altre fonti riportano nove volte – sarebbe sempre riuscito
a liberarsi dalle catene di ferro con le quali era legato.
L’ultima volta però Odino, re degli dèi, che sapeva
trasfondere il coraggio dei lupi nei soldati degli eserciti da lui
protetti, riuscì a legare Fenrir con la catena Gleipnir fabbricata
da un elfo della terra con differenti materiali.
Proseguendo nell’osservazione mitica del Lupo, osserviamo che
secondo l’Astrologia Tradizionale, quest’animale è posto
sotto l’influenza di Marte e di Saturno.
Altri appunti e curiosità sul lupo: in Egitto viene rappresentato
sotto vesti guerriere, come Anubis, mentre in Etiopia si dice che
vi sia una razza di lupi con criniera fulva che quando corrono,
sembra che volino tanto sono spettacolari nella corsa.
Al solstizio d'inverno il loro pelame è folto, al solstizio
d’estate il loro corpo è completamente privo di pelo.
Gli Etiopi hanno chiamato questo animale theas.
Ed infine non dimentichiamo il lupo, o meglio la lupa, che allattò
Romolo e Remo, fondatori di Roma, simbolo della nostra italianità.
FERNANDA NOSENZO SPAGNOLO

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