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Le antiche tradizioni dei popoli dell'Europa continentale hanno conservato,
nella letteratura e nel senso del magico della natura, l'immagine del
cavallo come animale dai poteri misteriosi, poteri che suppliscono a
quelli dell'uomo quando essi si arrestano particolarmente al momento
della morte.
In tal senso, si ritrova il cavallo che svolge molteplici funzioni
peculiari degli sciamani, soprattutto grazie alla credenza che l'animale
fosse un profondo conoscitore dell'Oltretomba.
In non poche leggende, inoltre, il cavallo assunse la valenza della
manifestazione della morte, parimenti alla figura di una tetra donna
scheletrica che impugna la falce tipica espressione nel folclore europeo.
Nondimeno "i cavalli della morte", o "cavalli
segnali di morte", sono presenti anche nella mitologia celtico-irlandese
e in quella greco-mediterranea.
L'eroe irlandese Conal Cernach possedeva un cavallo con la testa di
cane, detto "il rosso di rugiada", che appariva ai nemici profetizzando
loro la morte.
L'eroe dei Thuata, Chuchullainn, aveva due cavalli magici, dal nome
Grigio di Macha e Nero nello Zoccolo, che versavano lacrime di sangue
quando il loro padrone era in procinto di uccidere i nemici.

Presso quasi tutte le popolazioni greche sognare un cavallo era presagio
di morte imminente di un famigliare prossimo. La stessa divinità
Demetra fu spesso rappresentata con la testa di cavallo e, in simile
accezione, fu costantemente associata alle Erinni terribili esecutrici
di morte.
I "cavalli della morte" furono rappresentati sempre di colore
nero ed identificati nella maggioranza dei casi con il demonio, con un
dannato o con l'anima sofferente di un trapassato.
Nei racconti comparvero anche cavalli "lividi", ovvero di
colore grigio-chiaro o argentato come uno spettro. Questo colore è
quello del lutto, della sofferenza e della penitenza (cfr. libri inerenti
alla "Apocalisse" di Giovanni") e, secondo la tradizione
anglosassone e tedesca, è anche presagio di morte drammatica ed
imminente. Nella Francia medievale il cavallo livido era chiamato "albero
della morte".
La sua immagine fu riprodotta mirabilmente in un'incisone di Albrecth
Durér dal titolo "Il cavaliere, la morte e il diavolo"
nella quale si ebbero riflessi gli incubi della tradizione europea secolare
in tema di cavalli mortuari.

Ma oltre al significato funebre, il cavallo riveste anche il simbolismo
della forza e della potenza generatrice. In proposito, il celebre antropologo
Arthur Schroeder riportò un rito praticato per secoli dai re irlandesi
al momento del loro insediamento sul trono. Il re si univa carnalmente
con una cavalla nera, la quale in seguito era uccisa, la sua carne bollita
e offerta in pasto ai commensali di un ricco banchetto.
Successivamente il re doveva immergersi nel brodo dell'animale bollito
contenuto in un calderone di colore bruno. Il significato della cerimonia,
a detta di Schroeder, è la riproduzione dell'unione ctonia-uranica
della regalità: il re si sostituisce alla divinità celeste
per fecondare la terra, qui allegorizzata dalla giumenta.
Con l'immersione nel brodo, inoltre, si sarebbe operato il "regressum
ad uterum": il calderone avrebbe rappresentato l'utero della madre-terra
e il brodo le acque amniotiche. Con questa cerimonia, di carattere tipicamente
iniziatico, il re dopo essere entrato in contatto con i poteri
più sottili e segreti della terra madre risvegliati sotto le sembianze
di una cavalla nera, sarebbe rinato a nuova vita.
Il cavallo, particolarmente nelle antiche tradizioni dei popoli mediterranei,
ascese, nelle valenze sia fisiche che spirituali, anche a simbolo di
giovinezza e di forza generatrice. La sua raffigurazione assunse il valore
sia ctonio che uranico, tellurico e celeste insieme. In tale senso l'animale
divenne simbolo di potenza sessuale.
Anche ora certi termini come "puledro" o "giumenta"
possono assumere un significato erotico che ha la stessa ambiguità
linguistica del verbo "cavalcare".

Peraltro, come il cavallo maschio ha rappresentato la forza sessuale
fecondante, l'istinto e lo spirito, la giumenta ha incarnato il ruolo
della terra-madre nella ierogamia fondamentale cielo-terra che costantemente
ha presieduto alle tradizioni magico-religiose degli antichi popoli del
Mediterraneo dediti all’agricoltura.
La potenza virile simboleggiata dal cavallo, si presenta anche nelle
cerimonie magico-religiose di natura guerresca. Ad esempio, nell'antica
Roma i cavalli destinati alla guerra erano consacrati al dio Marte e
a lui sacrificati affinché il popolo fosse protetto dai flagelli
naturali. La coda dell’animale era mozzata e infissa, insieme alla testa,
sul portale del tempio di Marte. Il suo sangue, invece era usato nei
suffumigi degli armenti o, dopo essere stato essiccato, come fertilizzante
dei campi.

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