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Si potrebbe dire che di giorno il cavallo è diretto dall'uomo
che lo cavalca verso gli scopi prefissi, ma di notte sarebbe l'animale
a diventare la guida del cavaliere i cui occhi sono ciechi nelle tenebre
e solo il cavallo potrebbe procedere attraverso l'oscurità del
mistero inaccessibile alla ragione. Ma se cavaliere e cavallo sono in
conflitto, allora il procedere insieme potrebbe condurre fino alla follia,
all'insensatezza e alla morte. Difatti, tutte le tradizioni ed i miti
che hanno per oggetto il cavallo, esprimono sostanzialmente le innumerevoli
possibilità del rapporto tra l'uomo e quest’animale. Persino
gli eventi che hanno caratterizzato per secoli e secoli la storia dell'uomo,
hanno avuto quasi costantemente come protagonista il cavallo.
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La simbiosi tra l'uomo e il cavallo si concretizzò, già
in epoca greco-classica, nel mito dei Centauri. Esseri con la testa,
busto e braccia umane ed il resto del corpo completamente equino,
i Centauri abitavano con le proprie femmine e i loro figli nelle foreste
poste alle pendici dei monti. Si nutrivano di carne cruda ed erano
inclini a rapire e ad abusare con violenza delle donne. Sotto tale
aspetto, i Centauri avrebbero rappresentato il simbolo della parte
selvaggia dell'uomo.
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Secondo una tradizione mitologica più esauriente, i Centauri
sarebbero appartenuti a due categorie eticamente ben distinte. Una avrebbe
rappresentato la forza bruta e irrazionale per cui i Centauri sarebbero
stati originati dall'unione d’Issione con una nuvola, l'altra invece
avrebbe rappresentato la forza benefica. Secondo tale tradizione i Centauri
sarebbero nati dalle nozze tra Cronos e la ninfa Filiria.
A quest'ultima razza di Centauri apparteneva Chirone, già maestro
d'armi e di saggezza di Eracle, che avrebbe lasciato, perché ferito
mortalmente ed intuendo terminata la propria missione in seno alla collettività
umana la propria immortalità in eredità a Prometeo Dal
punto di vista psicanalitico, il Centauro è il simbolo dell'inconscio
che diviene possessore della personalità di un uomo che si abbandona
quindi ad ogni impulso bestiale. L'identificazione dell'animale con l'uomo
è presente nelle tradizioni di molte popolazioni.

Il cavallo ebbe parte integrante nei riti dionisiaci greci e mediorientali,
principalmente nelle liturgie che ebbero attinenza con il concetto di
possessione e di iniziazione. Infatti, l'uomo, caduto in trance estatica
qui diviene egli stesso cavallo attraverso un'opera medianica d’identificazione
psichica con l'animale e, come tale si comporta. In altre situazioni
l'uomo era persino cavalcato da uno spirito, o da una divinità.
In tema d’iniziazione ai misteri cosmogonici, in tali tradizioni spesso
i neofiti furono chiamati "giovani cavalli", mentre gli iniziatori
alle dottrine erano identificati con il termine di "allevatori"
o di "mercanti di cavalli".
Se il cavallo rappresentò le componenti animali dell'essere
umano, ciò fu anche dovuto alla natura dell'istinto equino che
lo fece sembrare dotato di poteri di veggenza - peraltro fu molto sviluppata
nei paesi del Levante, fino al IV secolo, la pratica dell’"ippomanzia"
(previsione del futuro mediante il comportamento equino) - e mezzo d’espressione
delle divinità. Alcune figure della mitologia greco-classica,
fra cui il cavallo-alato Pegaso, rappresentarono non tanto la fusione
del mondo celeste e di quello sotterraneo, quanto la sublimazione dall'uno
all'altro.
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Infatti, Pegaso, il cavallo più noto della mitologia classica,
fu eternato come cavallo celeste - regge i fulmini di Zeus - ma
fu anche rappresentato con un'origine ctonia, essendo nato dagli amori
di Poseidone con una Gorgone. In tal senso si potrebbe affermare
che il cavallo simboleggiò la sublimazione dell'istinto umano
e l’uomo in questo caso non fu considerato un veggente, uno sciamano
posseduto dalla divinità, bensì un iniziato alla saggezza
divina la quale, attraverso lui a noi si manifesta. Tuttavia, l'iniziazione
cavalleresca nell'Occidente medievale presentò molteplici elementi
d’analogia con le pratiche magico-religiose classiche prima accennate:
fu un simbolo d’innalzamento verso Dio e, sostanzialmente, un elemento
d’elevazione spirituale.
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