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Secondo l’ottica archetipica, il cavallo è associato alle tenebre
del mondo ctonio, sia che l'animale emerga dalle viscere della terra,
sia che scaturisca dagli abissi oceanici ed è considerato figlio
della notte e del mistero, significatore di morte e di vita insieme.
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E' connesso sia al fuoco, come spesso è indicato in gran
parte della mitologia nordica ed europea continentale, che all'acqua,
come nei miti classici greco-levantini. In questa sua prima accezione
infatti, l'animale si eleva in alto verso la dimora degli dèi,
in piena luce. Diviene luminoso, solare o uranico. E' il veicolo principale
del trasporto delle anime degli eroi nel paradiso nordico del Wahallah,
cavalcatura preferita dalle Valchirie solari.
Nel secondo significato, invece, il cavallo diviene
animale ctonio, tenebroso e lunare. E' il mezzo di trasporto delle
anime dei morti nell'Ade greco, negli Inferi, nella profondità
delle viscere della terra. E' alleato primario delle divinità
del sonno eterno.
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Sotto tale aspetto, fa testo la tradizione della cosiddetta "caccia
selvaggia", protrattasi nell'Europa occidentale per tutto il corso
del Medioevo, che vuole i demoni - anche la dea Diana o il dio nordico
Odino - cavalcare di notte feroci e demoniaci destrieri a caccia di anime
da rapire per poi scagliarle nel più profondo inferno.
Nondimeno il cavallo nelle antiche tradizioni, non fu considerato
un animale come gli altri e la sua vita - o il suo destino - fu percepita
come inseparabile da quella dell'uomo. Ne farebbero testo le usanze,
spesso praticate sia dai popoli orientali (Cinesi, Tartari, Mongoli,
Persiani) che europei (Vichinghi, Galli e Germani in genere), di seppellire
il cavallo insieme al padrone defunto. Tra il cavallo e l'uomo infatti,
s'instaura un particolare rapporto di simbiosi, fonte d’armonia o di
conflitto. In tema di simbolismo psichico, tale rapporto si riflette
nella sfera mentale.

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