di Fernanda Nosenzo Spagnolo

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“L’Uomo sarebbe rimasto uno schiavo
se il cavallo non lo avesse reso un Re”

(Elwyn Hartley Edwards)

Il cavallo, nei suoi significati riassuntivi, è sicuramente l'animale che dal punto di vista simbolico si è maggiormente radicato nelle tradizioni e nella memoria d’ogni popolo della terra.  Riveste simbolismi molteplici e spesso contrastanti, a seconda dei miti, delle leggende e persino dei significati magici che ha rivestito presso le varie popolazioni.

Dal punto di vista psicanalitico, secondo la metodica junghiana, è un’espressione dell'inconscio. Alcune scuole psicanalitiche hanno individuato nell'animale il significato della psiche che trascende l'umanità, altre ancora l’hanno collegato ad una manifestazione dell’impetuosità dei desideri e delle passioni.
In particolare, però, il cavallo di colore bianco rappresenterebbe l'istinto umano controllato (cfr. teoria psicanalitica del "cavallo celeste"), già in precedenza controllato e sublimato, foriero delle più nobili conquiste spirituali e morali dell'uomo.

Secondo l’ottica archetipica, il cavallo è associato alle tenebre del mondo ctonio, sia che l'animale emerga dalle viscere della terra, sia che scaturisca dagli abissi oceanici ed è considerato figlio della notte e del mistero, significatore di morte e di vita insieme.

E' connesso sia al fuoco, come spesso è indicato in gran parte della mitologia nordica ed europea continentale, che all'acqua, come nei miti classici greco-levantini. In questa sua prima accezione infatti, l'animale si eleva in alto verso la dimora degli dèi, in piena luce. Diviene luminoso, solare o uranico. E' il veicolo principale del trasporto delle anime degli eroi nel paradiso nordico del Wahallah, cavalcatura preferita dalle Valchirie solari.

 Nel secondo significato, invece, il cavallo diviene animale ctonio, tenebroso e lunare. E' il mezzo di trasporto delle anime dei morti nell'Ade greco, negli Inferi, nella profondità delle viscere della terra. E' alleato primario delle divinità del sonno eterno.

Sotto tale aspetto, fa testo la tradizione della cosiddetta "caccia selvaggia", protrattasi nell'Europa occidentale per tutto il corso del Medioevo, che vuole i demoni - anche la dea Diana o il dio nordico Odino - cavalcare di notte feroci e demoniaci destrieri a caccia di anime da rapire per poi scagliarle nel più profondo inferno.

Nondimeno il cavallo nelle antiche tradizioni, non fu considerato un animale come gli altri e la sua vita - o il suo destino - fu percepita come inseparabile da quella dell'uomo. Ne farebbero testo le usanze, spesso praticate sia dai popoli orientali (Cinesi, Tartari, Mongoli, Persiani) che europei (Vichinghi, Galli e Germani in genere), di seppellire il cavallo insieme al padrone defunto. Tra il cavallo e l'uomo infatti, s'instaura un particolare rapporto di simbiosi, fonte d’armonia o di conflitto. In tema di simbolismo psichico, tale rapporto si riflette nella sfera mentale.

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il cavallo