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IL
SANTUARIO
Dice la leggenda che quando
gli angeli trasportarono la
Casa di Nazareth della Madonna
da Tersatto (in Istria) a Loreto,
una pietra cadde in volo durante
il trasporto e che la reliquia,
per espressa volontà
della Vergine, arrivò
fino all’altura antistante
alcune capanne di montanari
che si erano distinti per buon
cuore e per religiosità. Ritenendo
la circostanza un evento prodigioso,
la gente del posto volle ringraziare
la Vergine del dono.
Fu pertanto costruita una
piccola chiesa dedicata al
culto mariano, mentre il celeste
cimelio fu situato alla base
delle fondamenta dell’edificio,
affinché esso divenisse
oggetto di culto perenne per
la popolazione della valle.
In tempi successivi la chiesa
fu ampliata ed abbellita proporzionalmente
all’espansione della devozione
religiosa popolare.
Si dice che qui vi fossero
avvenuti miracoli di guarigione
e che la statua della Vergine
Nera, copia esatta di quella
esposta a Loreto, nelle Marche,
abbia operato guarigioni miracolose
tra coloro che si fossero rivolti
alla Madonna con devozione
e con fiducia.
Fin
qui la leggenda sull’origine
del Santuario.

Documenti
storici riportano
invece che nel 1106 fosse già
esistita nel luogo una comunità
di frati, presumibilmente benedettini,
dotata di una chiesa dedicata
al culto mariano, e dipendente
dal monastero comasco di Sant’Abbondio.
La presenza della chiesa
dovette essere tuttavia anteriore
di qualche anno se un altro
documento, conservato nell’archivio
storico di Sondrio, riferisce
che in località “tresivium”
fosse esistito un tempietto
mariano già nel 1094.
Un ulteriore documento informa
che la comunità dei
frati fosse caduta in cedimento
dopo il 1185, un altro ancora
che nel 1248 la presenza della
chiesa, qui citata come Santa
Maria di Tronchedo, sia stata
garantita soltanto dalla pietà
religiosa e dal sostentamento
delle popolazioni valligiane.
Tuttavia nel 1440 la casata
nobiliare locale dei Beccaria
ne rilevò la proprietà,
costituì un fondo di
mantenimento e riservò
il diritto di patronato alla
famiglia per gli anni futuri.
Rimane anche oggi un mistero
il perché della presenza
nel posto di una confraternita
chiamata “schola Sanctae
Mariae” che operò
nella chiesa per gran parte
del XVI secolo.
La costruzione del Santuario
della Beata Vergine Nera di
Loreto a Tresivio, così
come si presenta attualmente
nonostante l’apporto successivo
di rimaneggiamenti stilistici,
fu iniziata nell’autunno del
1646 per iniziativa di monsignor
Lazzaro Carafino, ma i lavori
veri e propri ebbero il via
soltanto dopo circa trenta
anni grazie al vescovo di Como
Carlo Ciceri.
Alla famiglia Guicciardi,
che finanziò gli interi
lavori, venne affidato per
tre secoli il diritto di patronato
sul sacro edificio.
La nuova costruzione fu
eretta sopra le strutture del
tempio medievale di Santa Maria
di Tronchedo, che ora costituisce
la cripta del santuario.
Tra il 1693 ed il 1731 furono
completati i campanili situati
sulla facciata - la torre campanaria
principale fu perfezionata
soltanto del 1797 - si lavorò
al tetto e alla costruzione
della cupola ottagonale.
Al centro dell’edificio,
tra le due maggiori cappelle
laterali, fu costruita una
copia della struttura della
Santa Casa presente nella Basilica
di Loreto.
Da un rapporto stilato dall’ingegnere
Giacomo Orsatti, si evince
che nell’anno 1874 il Santuario
di Tresivio fosse stato completamente
eretto, ma non completamente
ultimato.
Si procedette ai lavori
di consolidamento delle strutture
già presenti, e ad alcune
rifiniture interne ed esterne
dell’edificio.
La più importante,
la dotazione di un nuovo organo
realizzato da esperti artigiani
di Bergamo.
Nel 1913 la costruzione
fu inserita tra gli edifici
monumentali d’Italia. Nel 1931
fu elevata alla dignità
di Santuario mariano dal vescovo
di Como monsignor Alessandro
Macchi ed affidato alla cura
ed agli offici dei Padri Montorfani.
Ora dipende dalla parrocchia
di Tresivio.
Non è stato ancora
possibile identificare con
esattezza chi abbia progettato
la costruzione del Santuario
che possiede i tratti di un
palazzo tipico dell’architettura
nobiliare della Valtellina.
E’certo tuttavia che il
misterioso architetto ebbe
l’intenzione di conferire alla
devozione mariana la grandiosità
di una struttura edilizia che,
secondo le intenzioni, avrebbe
dovuto costituire un forziere
solenne dell’effettivo epicentro
del culto:
la Santa Casa.

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